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Premesse storiche

La costruzione di una cisterna ha avuto sempre come scopo preminente quello di raccogliere e conservare acqua, sia essa di natura sorgiva che di origine pluviale, da usare per fini potabili o per alimentare bagni, terme e fontane di nuclei urbani.

 

L'uso di queste opere di alta ingegneria idraulica risale a tempi molto remoti e ha trovato diffusione presso molte popolazioni residenti nel bacino del Mediterraneo e nell'immediato Medio Oriente.


Numerose sono le testimonianze pervenuteci: i Sumeri hanno tramandato attraverso le loro tavolette numerosi riferimenti all'impiego di pozzi e cisterne; anche gli Assiro-Babilonesi erano soliti raccogliere con perizia acque piovane e fluviali; scavate nella pietra sono molte cisterne in Arabia, Asia minore, Palestina, a Roma, nell'arcaica Micene, ad Atene (situate proprio nei pressi e nella acropoli stessa); a Cartagine Caio Gracco, nell'anno 116 a.C., fece restaurare a scopo d'uso le cisterne dell'antica città punica.

 

Il maggior numero di cisterne attualmente visitabili, risale però al periodo romano compreso tra la conquista e il tardo impero: la perizia costruttiva e l'integrale interramento hanno consentito la conservazione, in alcuni casi perfetta, di questi complessi idraulici.

 

L'impostazione costruttiva è sempre stata caratterizzata da uno o più invasi impermeabili comunicanti tra loro, muniti a seconda dell'importanza da canali di raccolta delle acque, piscine limarie, canali afferenti ed efferenti, boccagli, lumine e vere da pozzo di prelievo.

 





Dieci sono gli ambienti che costituiscono il complesso idraulico, con dimensioni medie comprese tra 18,80 e 19,60 m in lunghezza e tra 5,00 e 5,10 m in larghezza; l'altezza delle pareti è di 3,35 m all'imposta delle volte e di 5,70 m in chiave di volta.

La superficie totale è pari a circa 58,5 per 18,5 m; il piano della pavimentazione è in media a 7,90 m dal piano di campagna della strada soprastante; la capacità volumetrica globale è di 4397,23 mc.


Ogni ambiente è tipologicamente formato da una muratura perimetrale di contenimento realizzata con la tecnica dell' opus incertum e paramento interno in opus quasi reticolatum; il fondo è stato reso impermeabile con l'uso di una malta idraulica tecnicamente definita opus signinum, altrimenti detta cocciopesto, utilizzata anche per rivestire le basi delle pareti fino ad un metro circa di altezza dal pavimento.

Completano i locali le volte a botte realizzate in opus caementicium con gettata su centina di sostegno, di cui rimangono ben visibili i segni della carpenteria lignea.


I passaggi di comunicazione tra un ambiente ed il successivo sono mediamente centrati rispetto ai muri di separazione, anche se non perfettamente allineati tra loro, indice questo di una probabile edificazione per cantieri progressivi e della necessità di attenuare la spinta dell'acqua durante lo svuotamento periodico dei locali.




 
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