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( L'Ameria romana )


L'Ameria romana fu edificata nel III sec. a. C., sull'impianto del precedente insediamento umbro risalente al Bronzo Antico, in seguito alla stipula del patto di alleanza con i Romani, il foedus, che segnò anche l'inizio della costruzione della nota via Amerina. Il processo di urbanizzazione della città può essere distinto in tre fasi. Nella prima fase, per difendere la zona pianeggiante del colle, fu costruita la possente cinta muraria attraverso l'impiego di grandi conci, per lo più trapezoidali o pentagonali, ricavati dalla pietra locale e poggiati l'uno accanto all'altro senza malta nei giunti. Nella seconda, in seguito all'assegnazione di terre ai veterani di Augusto, la città si popolò e si ingrandì verso la parte bassa, come testimonia il ritrovamento di tre domus private; nella parte alta fu costruito un grande edificio pubblico, il teatro. Successivamente, in età traianea o adrianea venne realizzato il complesso termale. Alla prima fase di sviluppo della città, quella in cui furono edificate le grandi opere infrastrutturali a cominciare dalle mura difensive in opera poligonale, devono essere attribuiti l'impianto idraulico della città e le grandi cisterne al centro del paese. Al di sopra delle cisterne, in analogia con altri insediamenti romani dell'Italia centrale, era situata l'area forense.





Rispetto alle due tipologie di cavità sotterranee esistenti nel territorio amerino, cavità naturali e artificiali, quest'ultime rivestono sicuramente un fascino particolare. Già i romani utilizzarono ingegnosamente il sottosuolo come via di fuga dal centro delle città circondate, come nel caso di Amelia, da strette cinte murarie, oppure come deposito per alimenti; ma soprattutto è nota la loro abilità nella progettazione degli impianti fognari e idraulici in generale. Il sistema sotterraneo più esteso ad Amelia è sicuramente quello fognario che consentiva la pulizia delle varie cisterne dislocate nella città ed in particolare della cisterna principale quella sita sotto piazza Matteotti. Solo nella parte bassa della città è stato rinvenuto un complesso sistema di cunicoli che, a partire da piccole sorgenti la cui esistenza si spiega grazie alle favorevoli condizioni idrogeologiche, portava l'acqua alle antiche terme o alle fontane situate fuori delle mura.





Uno spettacolare esempio di architettura idraulica romana è rappresentato dal cunicolo che parte dalla cisterna della fontana di via Cinque Fonti. Pur trattandosi di un opera di edilizia "popolare", in quanto canale di approvvigionamento per un'ampia area abitata al di fuori della cinta muraria, essa rappresenta, oltre che il sistema idrico sotterraneo più esteso (120 m di sviluppo), quello meglio rifinito. Ampi tratti del canale sono interessati dalla presenza di mattoni disposti in senso trasversale rispetto all'andamento delle acque e dovevano favorire la decantazione delle particelle solide durante lo scorrimento. La forma del cunicolo è quella della classica galleria a cappuccina in blocchi squadrati di un calcare estremamente friabile ( limo travertinoso; detto localmente " tufo" ), che risulta molto abbondante nella parte bassa della città. La parte più suggestiva è sicuramente quella della sorgente da cui l'acqua attraverso una stretta condotta di 20 m, completamente rivestita di depositi calcarei, si immette nel canale principale.





Questa galleria, di evidente fattura romana per le caratteristiche tecnico funzionali, fu costruita con lo scopo di approvvigionare d'acqua le adiacenti terme site sotto palazzo Farrattini dove anticamente sorgeva una delle domus principali. Per la costruzione di questo acquedotto fu eseguito uno scavo a cielo aperto al fine di captare la vena d'acqua. Nella seconda fase, il canale aperto, fu impermeabilizzato attraverso la perfetta apposizione di grandi blocchi di calcare squadrato dello stesso tipo di quello delle mura poligonali. Tali blocchi formano tuttora le pareti ed il tetto che ha una forma mista: a cappuccina nel primo tratto ed ad arco nella parte terminale. L'ultima fase del lavoro prevedeva il definitivo interramento.





Di struttura simile a quella del sistema ipogeo di via Farrattini, anche se certamente meno curato nell'architettura, è il cunicolo denominato dei Succhiarelli. Tale correlazione sembra essere confermata dall'andamento in pianta dei rispettivi rilievi topografici che confermerebbe l'originario collegamento tra i due acquedotti. Il cunicolo, completamente scavato nel limo travertinoso e solo a tratti rivestito con blocchi di pietra calcarea, è caratterizzato dalla presenza di uno piccolo canale, largo circa 20 cm, sulla parete di sinistra, attraverso il quale scorreva l'acqua. Le dimensioni della sezione del cunicolo, facilmente accessibile ad una persona, lasciano pensare che la struttura fosse predisposta per le operazioni di pulizia da parte di operai addetti. L'attribuzione ad un periodo ben preciso appare in questo caso difficoltosa poiché appare evidente la sovrapposizione dei lavori di ristrutturazione avvenuti nel corso del tempo.