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ORARIO DI VISITA
Mesi
Sabato
Domenica e festivi
Aprile/Settembre
16.30 - 19.30
10.30 - 12.30 / 16.30 - 19.30
Ottobre/Marzo
15.00 -18.00
10.30 - 12.30 / 15.00 - 18.00

Per gruppi di almeno 10 persone, su prenotazione, è possibile effettuare visite anche nei giorni feriali ed in orari differenti.
Su richiesta le visite possono essere effettuate in inglese, francese, spagnolo, tedesco e giapponese.
Per ulteriori informazioni e prenotazioni:
Associazione "I Poligonali" C/O Cisterne Romane
Piazza Matteotti - 05022 AMELIA (Tr)
Tel. 0744.97.84.36

.Premesse storiche
E' necessario porre in evidenza che la costruzione di una cisterna ha avuto sempre come scopo preminente quello di raccogliere e conservare acqua, sia essa di natura sorgiva che di origine pluviale, da usare per fini potabili o per alimentare bagni, terme e fontane di nuclei urbani. L'uso di queste opere di alta ingegneria idraulica risale a tempi molto remoti e ha trovato diffusione presso molte popolazioni residenti nel bacino del Mediterraneo e nell'immediato Medio Oriente. Numerose sono le testimonianze pervenuteci: i Sumeri hanno tramandato attraverso le loro tavolette numerosi riferimenti all'impiego di pozzi e cisterne; anche gli Assiro-Babilonesi erano soliti raccogliere con perizia acque piovane e fluviali; scavate nella pietra sono molte cisterne in Arabia, Asia minore, Palestina, a Roma, nell'arcaica Micene, ad Atene (situate proprio nei pressi e nella acropoli stessa); a Cartagine Caio Gracco, nell'anno 116 a.C., fece restaurare a scopo d'uso le cisterne dell'antica città punica. Il maggior numero di cisterne attualmente visitabili, risale però al periodo romano compreso tra la conquista e il tardo impero: la perizia costruttiva e l'integrale interramento hanno consentito la conservazione, in alcuni casi perfetta, di questi complessi idraulici. L'impostazione costruttiva è sempre stata caratterizzata da uno o più invasi impermeabili comunicanti tra loro, muniti a seconda dell'importanza da canali di raccolta delle acque, piscine limarie, canali afferenti ed efferenti, boccagli, lumine e vere da pozzo di prelievo.

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Pianta delle cisterne
rilievo dell'Arch.
Franco della Rosa



.Le Cisterne Romane di piazza Matteotti
Furono edificate nel momento in cui l'antico centro umbro di Amelia, divenne municipio romano e quindi caratterizzato da tutti quegli elementi urbanistici tipici dell'opera di "romanizzazione": impianto viario, foro cittadino, edifici pubblici e privati, sistema di approvvigionamento idrico. Le imponenti dimensioni delle Cisterne Romane, associata alla presenza di altri complessi di conservazione dell'acqua dislocati in altri punti della città, inducono a pensare che il sistema di approvvigionamento idrico dell'antico municipio fosse costituito essenzialmente da una serie di cisterne alimentate da acqua pluviale. Dieci sono gli ambienti che costituiscono il complesso idraulico, con dimensioni medie comprese tra 18,80 e 19,60 m in lunghezza e tra 5,00 e 5,10 m in larghezza; l'altezza delle pareti è di 3,35 m all'imposta delle volte e di 5,70 m in chiave di volta; la superficie totale è pari a circa 58,5 per 18,5 m; il piano della pavimentazione è in media a 7,90 m dal piano di campagna della strada soprastante; la capacità volumetrica globale è di 4397,23 mc. Ogni ambiente è tipologicamente formato da una muratura perimetrale di contenimento realizzata con la tecnica dell' opus incertum e paramento interno in opus quasi reticolatum; il fondo è stato reso impermeabile con l'uso di una malta idraulica tecnicamente definita opus signinum, altrimenti detta cocciopesto, utilizzata anche per rivestire le basi delle pareti fino ad un metro circa di altezza dal pavimento; completano i locali le volte a botte realizzate in opus caementicium con gettata su centina di sostegno, di cui rimangono ben visibili i segni della carpenteria lignea. I passaggi di comunicazione tra un ambiente ed il successivo sono mediamente centrati rispetto ai muri di separazione, anche se non perfettamente allineati tra loro, indice questo di una probabile edificazione per cantieri progressivi e della necessità di attenuare la spinta dell'acqua durante lo svuotamento periodico dei locali.
L'alimentazione delle Cisterne avveniva sia attraverso i pozzetti (o lumina) in cui era convogliata l'acqua piovana accumulata nel bacino della soprastante piazza, quella degli scoli dei tetti e degli impluvi naturali dei pendii del Duomo e dell'attuale Ospedale Civile, sia attraverso una serie di tubi di piombo (fistula acquaria) di cui sono ancora visibili i fori nell'ultimo vano. L'attingimento dell'acqua da parte della popolazione avveniva attraverso i vari pozzi situati sulla piazza forense e nelle immediatissime circostanze. Attraverso i rilievi topografici preliminari all'opera di restauro è stata calcolata una pendenza della pavimentazione verso Est che, procedendo dal primo ambiente sino al nono raggiunge progressivamente i 122 cm di dislivello, mentre il decimo locale è risultato essere in contropendenza di 12 cm. Tale pendenza assicurava il normale deflusso dell'acqua, durante lo svuotamento periodico delle cisterne a fini di pulizia e manutenzione, nella direzione del canale efferente posto nell'ultimo locale; la contropendenza del decimo ambiente consentiva la permanenza, a svuotamento completato dell'invaso, di una sufficiente quantità d'acqua residua, necessaria per completare le operazioni di pulizia del medesimo che era la sede naturale di accumulo di sporcizie e detriti che per trasporto provenivano dalle sale precedenti.

.Ambiente numero 1
Alla sinistra della scala di accesso si trova il primo vano, considerato il più interessante poiché è l'unico a conservare sostanzialmente inalterate le sue peculiarità architettoniche, a differenza degli altri che nel corso dei secoli hanno subito parziali rifacimenti in seguito a cedimenti strutturali ed hanno perciò perduto la caratteristica d'impermeabilità che questo invece mantiene. Nell'angolo S-E è possibile osservare un campione di pavimentazione di rivestimento in cotto, formato da otto sesquipedales bollati con la dicitura latina così tradotta: "Officina di Tiberio e Caio Atilio Fortunato". Proprio grazie a questo bollo laterizio, alle considerazioni sulle tecniche murarie adoperate e alla collocazione del complesso all'interno dell'antico centro, si ritiene di poter datare le Cisterne Romane di piazza Matteotti, tra la prima metà del I sec. A.C. e la prima metà del I sec. A.C., periodo in cui risultano edificate il maggior numero di opere pubbliche, tra cui quelle idrauliche.

.Ambiente numero 2
E' l'ambiente in cui si arriva per primi dopo aver percorso le scale d'ingresso; di fronte a queste è posizionata la scala di emergenza che conduce ad un cunicolo utilizzato negli anni passati come unico varco d'accesso alle Cisterne. Dopo il restauro è possibile visitare anche la porzione sud del vano, rimasta interclusa per oltre due secoli da una parete eretta per motivi statici.

.Ambiente numero 3
E' evidente in questo vano la rimozione, durante il restauro, di un muro divisorio di fondazione che è stato possibile eliminare perché la struttura che doveva sostenere non è più esistente. Si può notare una sensibile infiltrazione d'acqua proveniente dalla volta di copertura.

.Ambiente numero 4, 5, 6, 7
Gli ambienti 4, 5, 6, 7, hanno in comune la volta completamente rifatta in seguito ai danni provocati dal crollo del soprastante palazzo Comunitativo, avvenuto nell'Aprile 1817. Le dimensioni degli stessi risultano minori, a causa della realizzazione di "camicie" di rinforzo alle murature preesistenti spesse anche fino a 80 cm. Alcune delle volte, ricostruite in modo non proprio impeccabile (specialmente quella del quarto vano), sono state arricchite da stalattiti createsi in seguito al persistente stillicidio d'acqua.

.Ambiente numero 8
L'ambiente è perfettamente integro ma diviso da tre muri di sostegno per la presenza di un edificio al di sopra della volta.

.Ambiente numero 9
In questo locale si torna in uno spazio completamente libero da ostacoli visivi, dove convivono le due tipologie di pozzi, che si originarono nel corso dei secoli: pozzi d'attingimento situati sulla piazza o lungo la strada di pubblico dominio e pozzi che avevano il loro punto di captazione privilegiato all'interno di cortili o scantinati di abitazioni private.

.Ambiente numero 10
La caratteristica principale risiede nella presenza, sulla parete Est di una struttura muraria da cui ha origine il canale efferente. Alla fine del cunicolo di scarico, ben oltre Porta Posterola, era presente una saracinesca in legno manovrabile da un pozzo, che consentiva la dispersione periodica dell'acqua presente nelle Cisterne. L'ambiente finale risulta nel complesso ben conservato.